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I CORSI

Cosa cambierà per il calcio italiano dopo la vittoria agli Europei

Agosto 6, 2021

A cura di Lorenzo Bordiga – allievo del Corso per Addetto Stampa Sportivo di Sport Business Academy.

“Questa vittoria la dedichiamo a tutti gli italiani”.

Con queste parole si sono espressi in modo unanime il commissario tecnico Roberto Mancini e i calciatori azzurri all’indomani del trionfo europeo.

Da quella vittoria tutto il movimento potrà trarre una forte spinta di fiducia e di entusiasmo per cercare di riportare il calcio italiano, anche nelle competizioni continentali riservate ai club, sul tetto d’Europa.

E per quel che riguarda l’aspetto prettamente tecnico-tattico, la rivoluzione apportata dal Mancio da tre anni a questa parte, ossia da quando è diventato commissario tecnico, è ormai da qualche mese argomento di discussione fra gli addetti ai lavori nel nostro Paese. Perché proprio la filosofia di gioco può essere il più grande cambiamento nel calcio italiano, derivante dalla vittoria europea.

Da una parte i fedelissimi del classico gioco all’italiana, dove i baluardi sono la difesa, il gruppo e la ripartenza; dall’altra parte coloro che preferiscono un gioco più “europeo”, votato all’attacco, con quella costruzione dal basso che tanto va di moda in questi anni, con il portiere e i difensori che sono al comando del gioco grazie al possesso palla.

Mancini ha sposato la seconda filosofia, senza però dimenticare quella che è la tradizione italiana, dimostrando in alcune circostanze di saper fare riferimento anche alla “vecchia scuola italiana”, com’è accaduto proprio nel corso degli Europei nella sfida con la Spagna. Non sarà un processo facile e breve, perché vedrà sicuramente un grande dibattito nell’opinione giornalistica italiana, discussioni peraltro già iniziate, pur in modo “elegante“. Quindi, ben venga il confronto, e che sia il più possibile completo ed articolato perché il trionfo europeo rappresenta una grande opportunità per il nostro movimento, poiché la nazionale italiana ha dimostrato che con un calcio offensivo, dove si cerca di avere sempre il pallino del gioco, si vince e si vince bene.

Negli ultimi anni stiamo già assistendo ad una lenta rivoluzione che si è diffusa a macchia di leopardo nel nostro panorama calcistico: qualcosa che si è mosso e che si muove grazie ad alcune società del calcio nostrano che hanno dimostrato programmazione e fiducia in allenatori con filosofie di gioco europeo.

L’auspicio è che dal successo europeo l’Italia sappia raccogliere la rivoluzione voluta da Mancini per estenderla il più possibile alle giovanili della Nazionale fino a tutte quelle dei club, dando fiducia e coraggio al gioco del calcio. Perché in fondo, volendo proporre una similitudine magari un po’ azzardata, la vittoria dell’Europeo potrebbe diventare il Recovery Plan della rinascita calcistica italiana.

Dal flop delle squadre di club, al boom azzurro. Come si spiega questo andamento opposto?

Per qualcuno il livello del campionato italiano non è più quello espresso a cavallo fra gli anni Novanta e i Duemila, quando in Serie A germogliavano i campioni. Certo, la crisi economica degli ultimi anni non ha agevolato gli investimenti delle società. In realtà, però, il calcio si è evoluto e modificato.

La filosofia introdotta da Roberto Mancini al gioco della nazionale italiana è una rivoluzione culturale, ancor prima che tattica: il commissario tecnico, infatti, ha accantonato una volta per tutte il buon vecchio catenaccio per passare al moderno possesso palla.

Ecco, proprio qui sta la spiegazione.

Le formazioni di club, anche quest’anno, hanno deluso le aspettative dei tifosi e della critica nei grandi palcoscenici europei. Delle sette formazioni presenti ai blocchi di partenza – quattro in Champions League (Juventus, Inter, Atalanta e Lazio) e tre in Europa League (Napoli, Roma e Milan) – soltanto la Roma è riuscita a far strada fino alla semifinale.

I motivi? Sono molteplici. Si va dalla pandemia agli infortuni, ma il problema filosofico e qualitativo resta quello inconfutabile: nell’Europa che conta si corre di più e meglio, e la palla viaggia ad una velocità maggiore.

Per le squadre italiane si è trattato di delusioni in serie pur differenti tra loro: Atalanta e Lazio hanno fatto quanto dovevano, superando brillantemente il girone ed uscendo agli ottavi di finale di Champions contro le corazzate Real Madrid e Bayern Monaco. Un cammino assimilabile a quello di Milan e Roma: i rossoneri sono usciti a testa altissima contro il Manchester United negli ottavi, mentre i giallorossi hanno percepito il profumo della finale prima di essere fatti fuori (malamente) dallo stesso Manchester in semifinale. Hanno invece deluso clamorosamente Juve e Inter: se i bianconeri hanno salutato la Champions negli ottavi contro il Porto, i nerazzurri hanno chiuso mestamente all’ultimo posto il girone di qualificazione. Proprio come ha deluso il Napoli, eliminato ai sedicesimi di Europa League. Ecco perché il successo di Euro 2020 rappresenta una vera e propria lezione: perché per vincere in Europa occorre una filosofia di gioco moderna.

Fra 495 giorni, il 21 novembre 2022, inizierà il mondiale in Qatar. Come si presenterà l’Italia?

“La squadra è cresciuta tantissimo, credo che possa migliorare ancora”. Così il commissario tecnico della Nazionale italiana Roberto Mancini dopo la vittoria ad Euro2020. Ed ha ragione: in vista del prossimo Mondiale che si giocherà in Qatar nell’inverno 2022 attorno agli azzurri si respira un’atmosfera di fiducia, quasi di entusiasmo. Tra 495 giorni inizierà la 22ª edizione dei Mondiali di calcio e gli azzurri ci arrivano carichi come molle. Perché nel corso dell’Europeo, l’Italia ha dimostrato di aver fatto grandissimi passi in avanti nel corso dei tre anni di gestione Mancini, dimostrando di poter affrontare a viso aperto – e vincere – anche avversari di grande livello. Il trionfo europeo rappresenta una ventata di freschezza, senza dimenticare che lo scorrere del tempo può giocare a favore degli azzurri: la <<famiglia>> che si è creata a Coverciano, infatti, potrà amalgamarsi ancor più, facendo leva sull’entusiasmo che oggi si percepisce un po’ ovunque in Italia. Non solo: i giovani che si sono appena affacciati alla ribalta internazionale avranno a disposizione più di un anno per crescere ancora, accumulando esperienza nei rispettivi club dove avranno il compito di confermare la propria lievitazione. E poi ci sono i non convocati causa infortunio: Pellegrini, Zaniolo e Sensi (ma anche Spinazzola), un mix di qualità e quantità che possono ampliare il raggio d’azione della Nazionale. Per non parlare dei non convocati, vuoi perché ritenuti non ancora pronti vuoi perché ancora nel giro dell’Under 21: da Mancini a Politano fino a Tonali e Scamacca avranno tanta voglia di ritagliarsi uno spazio al sole. E poi ci saranno le novità proposte dal prossimo campionato. Come dire che carne al fuoco ce n’è: bisogna lavorarci e crederci, con la consapevolezza che la base è già eccellente.

Dunque l’Italia si presenterà in Qatar giovane e bella, sicura che con Mancini in panchina sarà in una botte di ferro. Con tanta voglia di fare bella figura per giocarsi le proprie carte. Anche se questo, ovviamente, non significa arrivare in finale o vincere i Mondiali. L’obiettivo sarà far divertire gli italiani e cercare di gestire sempre il pallino del gioco; con la certezza che d’ora in avanti nessuna avversaria sottovaluterà l’Italia.

L’Italia ha forse il miglior portiere al mondo, Donnarumma, che però giocherà nel PSG. Qual è il livello dei portieri in Italia?

La storia italiana in termini di portieri ha sempre prodotto garanzie, sia per quanto riguarda la difesa della porta nazionale sia per quel che riguarda il livello dei portieri stranieri che militano nel nostro campionato.

La partenza di Gigio Donnarumma dal Milan ha forse fatto più male al club rossonero che alla categoria dei portieri italiani. Perché nel nostro Paese rimarranno a giocare estremi difensori di alto livello e sicuro affidamento. Certo, però, che se il numero della Nazionale fosse rimasto in patria, il livello dei portieri di Serie A sarebbe stato ancora più alto. E lo stesso discorso vale anche per Pierluigi Gollini, l’ex portiere dell’Atalanta che giocherà il prossimo campionato in Inghilterra, al Tottenham.

Sotto l’aspetto qualitativo, però, la coperta non diventerà più corta perché il doppio addio verrà riequilibrato dall’arrivo alla Roma di Rui Patricio; e oltre al numero uno del Portogallo, fra le nazionali protagoniste del panorama europeo e mondiale, ci sarà la conferma degli altri estremi difensori italiani. Non è un caso, infatti, se in tutte le squadre di vertice giocano portieri che fanno parte del giro delle rispettive nazionali. A ben vedere, l’unica eccezione è l’Inter, visto che il suo attuale portiere titolare – lo sloveno Handanovic – si è ritirato dalla nazionale. Senza dimenticare che anche nelle cosiddette “piccole“ militano portieri di grande affidabilità. Ecco perché la situazione degli estremi difensori del nostro campionato sembra essere confortante; almeno a livello nazionale perché poi, nell’Europa che conta, il salto di qualità da fare rimane notevole.

Non va però dimenticato che, dopo la partenza di Donnarumma dal Milan, nessuna squadra italiana che parteciperà alle competizioni europee schiererà un portiere italiano titolare. L’unica eccezione potrebbe essere il Napoli che alterna Meret al colombiano Ospina. Un dato allarmante per la scuola di portieri del nostro Paese; una scuola che è sempre stata eccellente come dimostrano i tantissimi esempi di numeri uno di caratura mondiale che hanno arricchito la Serie A negli ultimi decenni.

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