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I CORSI

Gaetano Scirea: i veri campioni non muoiono mai

Giugno 21, 2021

A cura di Laura Fantini – Allieva del Corso per Addetto Stampa Sportivo di Sport Business Academy

… Gaetano e Giacinto sono due tipi che parlano niente

Con un solo passaggio uniscono milioni di… gente

Ma in questo frastuono è rimasta un’idea

Un eco nel vento, Facchetti e Scirea…

Sono i versi di una canzone interpretata da Gaetano Curreri, leader degli Stadio, autore anche del testo scritto a quattro mani con Andrea Mingardi. Per gli appassionati del pallone potrebbe già bastare così, punto. Il resto è conoscenza e scrittura, sì perché per quei due nomi non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni.

Era un caldo pomeriggio di fine estate. Si respirava tra noi bambini ancora l’euforia delle vacanze scolastiche anche se giunte quasi al termine, era domenica 3 settembre 1989. In un giorno apparentemente come tanti, arrivò la notizia della morte di Gaetano Scirea. I fatti sono noti e ben impressi nella memoria. Gaetano perse la vita a causa di un terribile incidente automobilistico avvenuto in Polonia, nei pressi di Babsk, a 70 chilometri da Varsavia. L’ex calciatore, vice di Zoff nella Juventus, si era recato nell’est Europa per “studiare” il Gornik Zabrze, prossimo avversario dei bianconeri in Coppa Uefa. Aveva 36 anni. L’annuncio venne dato da Sandro Ciotti in diretta tv, durante la Domenica Sportiva. Marco Tardelli, quella sera ospite della trasmissione, compagno di squadra per 10 anni nella Juve ed amico intimo di Gae, si sentì male; e in fondo nella sua reazione ci fu lo sgomento di tutto un Paese.

Fin qui la cronaca.

Oggi, 3 settembre 2019, +30.

Trent’anni in cui il calcio è andato un po’ avanti un po’ indietro, fra coppe alzate al cielo, lacrime e rigori sbagliati, talenti trasformati in campioni o stroncati dagli eccessi. Ma Scirea è sempre lassù, esempio come pochi altri.

Vorrei provare a raccontare, senza presunzione alcuna, chi fosse Gaetano Scirea. Quello era un calcio diverso, quello era un mondo diverso. Il mondo che girava intorno allo sport era diverso, partite esclusivamente domenicali, interviste e gol alle 18 nel “90° Minuto” e… stop. Non c’erano lo sfarzo ed il superfluo del calcio moderno.

Nel postgara bianconero, ecco Scirea di fronte ai giornalisti, discreto. Non era il capitano di tutti, ma tutti restavano lì ad ascoltarlo perché le parole che uscivano dalla sua bocca, erano parole di un uomo dal grande rispetto, umile e maledettamente carismatico. Ancora ricordo della sua figurina Panini, il solo esemplare juventino in mio possesso e Cabrini sì che era bello, tanto bello, attaccata sul diario prima di decidermi definitivamente verso altri colori. Da casa quel campione si viveva così. In campo non era da meno, il volto sempre concentrato, incuteva timore, quando parlava sul terreno di gioco zittiva tutti, compagni ed avversari.

Caro Gaetano, di tante parole belle per te il mondo ne è orgogliosamente pieno, le mie sono solo quelle di una bambina, oramai cresciuta, che ad ogni anniversario di quel pomeriggio di fine estate, rivive involontariamente la stessa sensazione di perdita e sconforto. Grazie alla maturità che il tempo impartisce quel triste ed ancora nitido ricordo, si è conservato e mutato in insegnamento diventando l’esempio più ammirevole di un uomo normalissimo definito un’icona di integrità ed educazione.

I veri campioni non muoiono mai.

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