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I CORSI

Il calcio femminile e le sue storie “Uniche”

Giugno 29, 2021

Che il Calcio femminile sia ormai da qualche tempo rientrato nel Calcio che conta, lo dimostrano la grande competitività che si respira tra le squadra, il livello di preparazione sempre più alto delle atlete e tutto un indotto di tifo e critica che ruota attorno a questo settore, che ormai appassiona al pari di quello maschile.

Ed è un mondo fatto di storie straordinarie, di grande tenacia ed entusiasmo, di resilienza e resistenza, storie appassionanti, di vittorie, sconfitte e ripartenze, storie che meritano di essere ascoltate…storie uniche, per l’appunto. 

E si chiama proprio Uniche, la docuserie andata in onda in streaming da gennaio su Timvision, prodotta da Timvision e Freeda, scritta da Fabrizio Luisi, Alessia Rotondo e Chiara Pagliaccia.

Abbiamo incontrato i due rappresentanti della produzione, Mattia Palermo e Nicole Bruschi di Freeda per farci raccontare questo progetto e la docente Tiziana Pikler, giornalista e membro dell’Accademia Olimpica Nazionale Italiana del Coni, docente ai corsi di i Sport Business Academy, con la quale abbiamo fatto due “chiacchiere” sul calcio femminile.

Intervista a Mattia Palermo e Nicole Bruschi 

“Uniche”, la docuserie su Timvision, che racconta il dietro le quinte e l’entusiasmo in campo delle protagoniste del calcio femminile. Come nasce l’idea di produrre una serie come questa?

Da sempre con Freeda raccontiamo storie di emancipazione femminile. Lo sport è un territorio che avevamo già esplorato varie volte, intervistando atlete di diverse discipline. Eravamo quindi l’interlocutore adatto per poter sviluppare un progetto seriale più lungo e articolato che si concentrasse sulla serie A del calcio femminile. Quando Timvision ci ha chiesto di creare insieme questo progetto, non ce lo siamo fatti ripetere due volte.

Quali sono i messaggi che veicola?

Uniche è un racconto corale, ma tutte le storie che abbiamo intercettato hanno una cosa in comune: la tenacia. Il calcio è stato negato alle donne per tanto tempo. Quindi le ragazze che oggi giocano in serie A sono quelle che lo hanno desiderato fortemente e che non si sono lasciate scoraggiare dalle difficoltà. Le nostre protagoniste hanno vissuti molto diversi tra loro ma la sensazione che abbiamo avuto è che, seppur avversarie sul campo, nella vita giochino tutte dalla stessa parte nel voler vedere affermati i loro diritti. Uniche insegna che, se desideri davvero qualcosa, nulla potrà fermarti.

A che punto siamo sul riconoscimento delle pari opportunità nello sport e in particolar modo nel settore calcistico?

Il dilettantismo nello sport femminile è una grande ingiustizia. l’Italia degli ultimi Mondiali è arrivata ai quarti di finale, quindi è una delle otto squadre più forti al mondo – e l’unica a essere dilettante. Sicuramente sono stati fatti dei passi in avanti a livello di visibilità, soprattutto nel calcio. E questo fa tantissima differenza. La direzione è quella giusta, ma ancora c’è tanta strada da fare nel veder formalizzato sul piano dei diritti quello che già sta accadendo in termini di movimento e di seguito. I tifosi che supportano le squadre sono un ingrediente fondamentale affinché uno sport venga considerato tale a tutti gli effetti.

Quanta urgenza c’è nel diffondere oggi un prodotto come questo, soprattutto alla luce degli ultimi “spiacevoli” eventi che hanno visto come protagonista Aurora Leone?

La rappresentazione è alla base di tutto. Se nessuno ti dà la possibilità di dimostrare il tuo valore, è come se non esistessi. Se le bambine di oggi sognano di diventare calciatrici è perché hanno potuto vedere le giocatrici della Nazionale e capire che no, il calcio non è solo per i maschi. Tra le altre cose Uniche è la prova che sì, anche le ragazze giocano a calcio, e lo fanno molto bene. Evidentemente in Italia c’è ancora bisogno di ribadirlo.

Perché “Uniche” è una serie che va guardata?

Perché anche chi non segue il calcio non potrà fare a meno di immedesimarsi e di tifare per le nostre protagoniste, emozionandosi per le loro vittorie, soffrendo per le loro sconfitte. E divertendosi…

Intervista a Tiziana Pikler

Lei è docente per i corsi di Sport Business Academy sulla comunicazione del calcio femminile. In cosa si concentra il suo insegnamento e qual è la ricettività dei corsisti su queste tematiche?

Il calcio femminile, in Italia, ha avuto un grande boom mediatico nel corso del Campionato del Mondo di Francia 2019. Nelle mie ore di corso mi concentro sulla storia del movimento nel nostro paese, sui suoi protagonisti e la sua evoluzione, aspetti fondamentali per comprendere come è stato comunicato il calcio femminile fino a Francia 2019 e le dinamiche che si stanno sviluppando adesso. La disciplina, infatti, è in continua evoluzione e lo sarà ancora fino al traguardo del professionismo. Per questo credo sia un ambito che abbia sempre più bisogno di risorse competenti formate con una preparazione ad hoc e soprattutto con tanta, tanta passione. È per questo, credo, che riscontro grande interesse da parte dei corsisti, sia da parte di coloro che hanno già approcciato il mondo del calcio femminile, sia da parte di chi invece è alle prime tappe di avvicinamento.


Il calcio femminile è un mondo che a tutti gli effetti ha la stessa grandezza e importanza di quello maschile. Lo dimostra anche il suo magazine L Football, che ci racconta giorno per giorno cosa accade in questo settore. Eppure, si fa ancora fatica, proprio in ambito comunicativo, a dare la stessa dignità e lo stesso spazio… Cosa bisogna fare secondo lei?

In primo luogo la Nazionale deve continuare a ottenere gli ottimi risultati che sta mietendo ormai da tempo. La qualificazione alla fase finale di un Mondiale, che mancava da vent’anni, l’exploit con i quarti di finale raggiunti in Francia e adesso la qualificazione agli Europei che si terranno in Inghilterra il prossimo anno sono la vetrina indispensabile per non abbassare la luce dei riflettori sul movimento. Abbiamo poi il traguardo del professionismo da raggiungere nel miglior modo possibile. Non sarà facile però occorre farsi trovare pronti per non perdere una grande opportunità. Il calcio femminile ha bisogno recuperare il gap che ci separa dalle altre nazioni europee e, per questo, non possiamo permetterci passi falsi.

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