Dal Perugia all’Arsenal al Valencia, l’ascesa di Giulio Longo nel mondo del calcio

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Responsabile dell’intero progetto nazionale, Academy, Clinic per allenatori e Camp del club calcistico del Valencia, Giulio Longo è l’esempio di come passione e studio portino a risultati concreti e prestigiosi.
Dopo la Laurea in Scienze Politiche, ha curato la sua formazione con un Master in Marketing e Comunicazione sportiva e ha iniziato a lavorare nel calcio professionistico nel Perugia de Gaucci, per poi trascorrere 11 anni all’Arsenal prima di passare, ormai da tre stagioni, al Valencia. Una passione per il calcio che parte sempre dalla voglia di calpestare da ragazzo quel rettangolo verde, con idolo sempre nel cuore, Michel Platini, di cui da sempre apprezza classe, tenacia, carisma, tecnica, ironia, un vero modello da imitare.
Umiltà da vendere, Giulio non si sente “arrivato” ma un professionista che ha sete di apprendere e perfezionarsi. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare, in una breve intervista, la sua esperienza, affinché possa essere da esempio e da stimolo per tutto coloro che vogliono lavorare nel settore sportivo.

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Come si arriva a questi livelli e cosa serve?
Non credo che esista un segreto o una formula magica, piuttosto credo ci si arrivi grazie a una serie di fattori, concatenati fra di loro: passione per il proprio lavoro, formazione in costante aggiornamento, “fame”, serietà e correttezza nei confronti di tutti gli interlocutori e ovviamente un pizzico di fortuna, che non deve mai mancare.

Calcio italiano e spagnolo: in cosa differiscono e in cosa sono invece molto simili?
Di simile c’è sicuramente la passione con cui si segue questo sport e la grande tradizione calcistica che ognuna delle due nazioni ha.
Di diverso registro, l’approccio al calcio: in Italia si tenta di ottenere tutto e subito magari senza una programmazione condivisa da tutte le componenti del sistema calcio; in Spagna si punta maggiormente su un modello che si basa di un concetto di gioco e su un senso di identità più forte che prevede, soprattutto nelle fasce di età più piccole, anche le componenti “divertimento” e “crescita” del bambino.

Quali sono oggi le nuove opportunità di business rese possibili dai canali digital e social e dalle soluzioni innovative e tecnologiche applicabili al mondo del calcio?
Credo che la tecnologia sia uno strumento prezioso di cui anche il calcio deve beneficiare: in questo periodo abbiamo imparato ad apprezzare l’utilità di App e piattaforme anche se, personalmente, sono dell’idea che il campo o lo stare insieme da vicino per confrontarsi non siano sostituibili o replicabili.
Le nuove opportunità di business devono far leva sullo sviluppo di eventi ed iniziative di alto livello e sul senso di coinvolgimento e fidelizzazione dei fans al Club per cui si tifa.

Come sta cambiando e come cambierà il mondo dello sport a seguito del Covid-19?
Sono dell’idea che i cambiamenti intesi come effetto degli accorgimenti adottati in questa prima fase di post-Covid, da un lato possono essere comprensibili, ma dall’altro limitano e danneggiano il corretto svolgimento delle attività sportive: c’è un assoluto bisogno di tornare alla normalità nel breve periodo; il mondo dello sport esce profondamente cambiato da questa esperienza, ne uscirà anche più rafforzato solo chi ha un’idea di pianificazione e organizzazione anche in questa fase così particolare.

Qual è la cosa che più l’affascina e la entusiasma del suo lavoro e qual è l’aspetto più difficile?
Sono tante le cose che amo del mio lavoro: la passione per il calcio, lo stare con i bambini, l’adrenalina prima che inizi un evento o la soddisfazione nel vedere un progetto che si realizza, garantendo crescita e gioia di chi ha deciso di puntare su di noi.
La cosa che rende più complicato il nostro lavoro è la presenza, purtroppo molto frequente, di persone improvvisate che dequalificano la categoria e rendono più difficile la realizzazione di un progetto.

Qual è l’insegnamento che, in qualità di docente dei corsi di Sport Business Academy, ritiene essere fondamentale trasmettere a chi sta per intraprendere un percorso in questo settore?
Mettersi in testa che sarà molto difficile e, di conseguenza, bisogna dare tutto per formarsi adeguatamente, rielaborando, avendo curiosità e (perchè no) mettendo anche in dubbio ciò che si ascolta. Non si deve dimenticare mai di essere persone corrette: soprattutto nel mio campo, la formazione e la crescita dei bambini ci sono grosse responsabilità nei confronti loro e delle loro famiglie.

E conclude: “Il mondo del calcio non è certo facile, pertanto lungi da me l’idea di poter dare grandi consigli. Penso semplicemente che sia indispensabile la voglia di sacrificarsi e lavorare duramente per raggiungere l’obiettivo con un po’ di faccia tosta: quando ho iniziato, ho sempre pensato che se una cosa non lo chiedevo io, qualcun altro l’avrebbe chiesta al posto mio…”

 

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