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I CORSI

Lacrime e razzismo dopo la finale persa

Agosto 9, 2021

A cura di Orazio Franco – allievo del Corso per Addetto Stampa Sportivo di Sport Business Academy.

Davanti ad una cocente delusione sportiva, la rabbia può anche essere lecita, non certo gli insulti razzisti ai danni di chi ha rappresentato una nazione. Eccolo, il pensiero che unisce il premier Boris Johnson e il principe William, il ct inglese Gareth Southgate e l’ex calciatore Gary Lineker. I quattro lord inglesi hanno immediatamente preso le distanze da ciò che è accaduto sui social e per le strade di Manchester subito dopo la sconfitta patita dall’Inghilterra nella finale di Euro 2020 contro l’Italia. Sul web, era infatti partito un fiume di insulti razzisti all’indirizzo dei tre giocatori di colore che hanno fallito i calci di rigore decisivi facendo colare a picco i sogni di gloria del popolo inglese. Si tratta di Bukayo Saka, Jadon Sancho e Marcus Rashford, con quest’ultimo che si è visto anche sfigurare il volto in un murale che gli era stato dedicato nei pressi di Manchester. Sia Twitter che Facebook avevano rimosso a stretto giro di posta migliaia di commenti, chiudendo numerose pagine di utenti; e adesso a proposito di questi abusi, sarà la polizia ad indagare.

Dal canto suo, Southgate sottolinea quanto la sua squadra rappresenti il contrario dell’odio e della divisione, come dimostra anche la multietnicità della rosa convocata per l’Europeo. Un gruppo composto da ragazzi che, a suon di gol, hanno unito per settimane un popolo ancora scosso dalla Brexit, sollecitandolo a rialzarsi dopo il terribile periodo della pandemia. Ecco perché sui volti dei tifosi può essere legittimo scorgere la delusione per la sconfitta subìta. A patto, però, di avere la consapevolezza di guardare con orgoglio e fiducia verso i Mondiali in Qatar dell’anno prossimo.

La trattativa Stato-Bonucci per la sfilata azzurra

Festeggiamenti e norme anti-covid non vanno a braccetto, e non è una novità. In questi mesi di pandemia feste e festini sono sempre stati vietati; e allora com’è stato possibile permettere a migliaia di tifosi di affollare le strade di Roma per omaggiare la nazionale azzurra?

Su indicazione del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, fino a lunedì mattina Questura e Prefettura erano stati categorici nel negare la sfilata per motivi di ordine pubblico. Nel pomeriggio di lunedì, però, la notizia dell’arrivo degli azzurri, e del tennista Berrettini, al Quirinale e a Palazzo Chigi ha fatto il giro della capitale, tanto che in un amen migliaia di persone hanno riempito il centro di Roma. All’uscita dal Quirinale, Leonardo Bonucci ha poi discusso animatamente con alcuni responsabili della sicurezza, minacciando che la squadra non si sarebbe presentata da Draghi se non fosse stata consentita la sfilata. A quel punto, la trattativa si è fatta serrata fin quando lo stesso Bonucci ha riferito ai giornalisti di averla spuntata: dopo l’incontro a Palazzo Chigi la squadra sarebbe salita sul bus scoperto per festeggiare la vittoria insieme ai tifosi. Ma di quale trattativa parlava Bonucci? Al Viminale negano infatti che sia stato dato il via libera per la sfilata, tanto che la decisione sarebbe stata presa soltanto all’ultimo momento con l’impossibilità di garantire l’ordine e le misure di sicurezza da rispettare durante il tragitto concordato per il corteo.

Eppure era dalla vittoria ottenuta in semifinale contro la Spagna che le istituzioni discutevano su come potersi regolare gli eventuali festeggiamenti, senza però riuscire a trovare un’intesa con la Questura e la Prefettura. Tanto che alla fine la situazione è sfuggita di mano.

La festa per gli azzurri causa l’ira dei ristoratori

Il trionfo azzurro agli Europei avrà anche sospeso le polemiche relative alla crisi del nostro calcio, ma di certo ha alimentato l’ira e l’indignazione dei gestori dei locali; e non certi perché questi sostenessero l’Inghilterra o la Spagna. A farsi portavoce dello sdegno da parte dei ristoratori ci ha pensato Maurizio Pasca, presidente di Silb-Fipe, l’associazione italiana delle imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo, e di Ena, il sindacato europeo dei locali da ballo. “La verità purtroppo è una sola: noi siamo figli di un dio minore, altrimenti non mi spiego la chiusura delle discoteche a fronte degli assembramenti per le partite degli Europei. Stiamo assistendo a una colossale ipocrisia del governo Draghi”.

Lo stesso Pasca rilancia poi il parere di virologi ed infettivologi che si dichiarano allarmati per gli affollamenti visti nelle piazze italiane nel corso dell’ultimo mese. il tutto mentre il governo costringe i gestori dei locali alla chiusura, nonostante ci fosse stato il via libera da parte del Comitato tecnico scientifico. Spetta ancora a Pasca lanciare l’allarme: “Il nostro è un settore che non lavora da 17 mesi, e che deve fare i conti con una perdita di 3 miliardi. Il 30% dei titolari sono stati costretti a chiudere e ci sono 100 mila lavoratori che non percepiscono lo stipendio”. Non solo: Pasca svela di aver spedito un centinaio di video al premier Draghi e al ministro della salute Speranza, dove si vedono giovani fare assembramenti e ballare dappertutto, tranne che nei luoghi deputati. All’irritazione di Pasca si unisce quella del presidente di Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, che denuncia disparità di trattamento tra tifosi e clienti dei ristoranti: “Mi rendo conto che la vittoria dell’Italia sia un evento straordinario, ma attenti perché il Covid non guarda in faccia nessuno”.

Cosa cambierà per il calcio italiano dopo la vittoria all’Europeo

Si è ribaltato tutto, dallo 0-0 contro la Svezia datato 13 novembre 2017, all’1-1 contro l’Inghilterra dell’11 luglio 2021: due pareggi dal sapore, e dal significato, opposto.

Quando, quella sera invernale di quasi quattro anni fa, si spensero le luci di San Siro fu dichiarata la morte del calcio italiano. La mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018, fece infatti sprofondare nel buio più totale il movimento calcistico nazionale. Un tracollo che portò all’accantonamento di quei dirigenti, tecnici e calciatori che alla causa azzurra avevano già dato abbastanza; o forse troppo poco per potersi meritare una conferma. Iniziò così la ricostruzione del sistema-calcio che portò ad un ringiovanimento dei protagonisti; e non solo in campo. Una rivoluzione che ha permesso alla Nazionale di risalire dal buco nero in cui era precipitata; la risalita è stata rimorchiata dal ct Roberto Mancini che ha portato gli azzurri sul tetto d’Europa. Poi, una volta giunti in vetta, è stato riconosciuto tutto quanto di buono fatto durante il nuovo percorso. Con la consapevolezza che anche stavolta, nei momenti di crisi, il calcio e lo sport italiano sanno aggrapparsi al proprio orgoglio e alla propria forza fino ad arrivare al successo.

Al termine dei festeggiamenti per il trionfo europeo, però, sarà fondamentale individuare un punto d’equilibrio per rimanere in piedi in cima a quel tetto, scacciando via le vertigini ma senza addormentarsi la sera con la convinzione che il nostro calcio abbia risolto in un amen tutti i propri problemi. Perché in questo momento il rischio consiste nel rischio di essere coinvolti in un vortice di esaltazione. In realtà, il trionfo nell’Europeo è “soltanto” la dimostrazione che in Italia è stata tracciata una strada giusta, dando spazio ai giovani e affidandosi ad un gioco più fluido e brillante. Però adesso occorre battere il ferro finché è caldo proseguendo l’itinerario che ha come prossima grande tappa il Mondiale in Qatar del 2022. Per confermarsi al vertice, le parole d’ordine dovranno essere calma, umiltà e spirito di sacrificio. Altrimenti, ricadere nel buco nero del novembre 2017 potrebbe risultare più semplice di quel che si creda.

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