I direttori sportivi dei dilettanti hanno finalmente un contratto

Per anni, in Italia, il DS di una società dilettantistica ha lavorato in una zona grigia. Costruiva la rosa, trattava con procuratori e altri club, gestiva il rapporto con l’allenatore, rispondeva al presidente. Faceva, in sostanza, il mestiere del dirigente sportivo, un ruolo diverso. Se però a fine stagione i compensi pattuiti non arrivavano, non aveva quasi nulla in mano: nessun contratto federale depositato, nessuna sede in cui far valere l’accordo, spesso solo una stretta di mano e una promessa.

Da questa settimana la situazione cambia. La Lega Nazionale Dilettanti ha sottoscritto il primo Accordo Collettivo per i direttori sportivi e i collaboratori della gestione sportiva tesserati con i club dei campionati dilettantistici. Dopo circa un anno di confronti con le associazioni di categoria, il testo è arrivato alla versione definitiva ed è stato firmato: per Adicosp dal presidente Alfonso Morrone, con i ringraziamenti rivolti al presidente della LND Giancarlo Abete e al coordinatore del Dipartimento Interregionale Luigi Barbiero.

Cosa cambia, in pratica

Le novità operative sono due, ed entrambe sono meno banali di quanto la formulazione burocratica lasci intendere.

La prima: da oggi un DS impegnato nei dilettanti può sottoscrivere e depositare un contratto federale. Il deposito non è un adempimento formale, è il meccanismo che rende l’accordo opponibile. Un compenso scritto su un foglio in ufficio vale quanto la buona fede di chi lo ha firmato, ma un compenso depositato presso l’organo federale competente entra nell’ordinamento sportivo e produce effetti.

La seconda: in caso di controversia, il professionista può rivolgersi al Collegio Arbitrale. È l’organismo che nel calcio dirime le vertenze economiche e contrattuali tra tesserati e società, con lodi che l’ordinamento federale riconosce. Finora, per chi lavorava nella gestione sportiva dei dilettanti, quella porta era chiusa.

Il presidente di ADiSE Joseph Marotta ha accolto la firma sottolineando il riconoscimento di garanzie adeguate ai direttori sportivi e ai collaboratori della gestione sportiva, la valorizzazione di una componente che considera fondamentale per l’organizzazione e la crescita delle società. Ha anche rivendicato un merito specifico dell’associazione sulla figura del collaboratore della gestione sportiva: un ruolo che ADiSE dice di avere voluto, sviluppato e valorizzato negli anni, formando oltre mille professionisti attraverso i propri percorsi di alta formazione.

Il modello: quello che era già successo ai calciatori

Per capire dove porta questo accordo conviene guardare a cosa è successo tre anni fa con la categoria che aveva percorso la stessa strada per prima. Nel settembre 2023 FIGC, LND e Associazione Italiana Calciatori firmarono l’Accordo Collettivo per i calciatori dilettanti, in applicazione dell’articolo 28 del D.Lgs. 36/2021 — la riforma dello sport che ha riconosciuto la figura del lavoratore sportivo anche fuori dal professionismo. Quel testo è la matrice di riferimento e la sua architettura merita attenzione perché mostra cosa significa davvero “contrattualizzare” un rapporto nello sport di base.

Sessione d’esame per DS, Coverciano

Prevede un contratto tipo generato dal sistema informatico della Lega, da redigere in forma scritta a pena di nullità. Impone il deposito contestuale alla richiesta di tesseramento, con termini stretti anche per gli atti modificativi ed estintivi, nonché con la possibilità per l’atleta di provvedere personalmente se la società non lo fa. Stabilisce che le pattuizioni economiche non risultanti dai contratti depositati non trovano tutela nell’ordinamento federale, la norma che chiude la porta agli accordi in nero. Fissa un compenso minimo, che per la stagione 2023/24 era di 1.800 euro lordi per l’intera stagione nei campionati LND. Disciplina la messa in mora e prevede la risoluzione per morosità protratta oltre venti giorni. E affida tutte le controversie al Collegio Arbitrale.

Cifre e dettagli dell’accordo dei calciatori non si applicano ovviamente ai DS, che hanno un testo proprio. Però l’impianto è quello e racconta la direzione: portare dentro un perimetro giuridico definito rapporti che per decenni erano stati regolati dalla consuetudine.

Perché conta per chi vuole lavorare nel calcio

Qui sta il punto che interessa chi si occupa di sport management e non è la difesa di categoria. La Lega Nazionale Dilettanti è, per numeri, il vero corpo del calcio italiano: migliaia di società, dai campionati provinciali alla Serie D, con organici tecnici e amministrativi che in molti casi funzionano con poche persone. In quelle strutture il direttore sportivo non è una figura accessoria: è spesso l’unico ruolo manageriale a tempo pieno, quello che tiene insieme mercato, budget, rapporti federali e relazioni con il territorio.

Finché quel ruolo resta senza contratto, succedono tre cose. La prima è il turnover: chi non ha garanzie cambia club o esce dal settore e ogni uscita porta via relazioni e conoscenza accumulata. La seconda è la selezione avversa, perché senza un quadro di tutele, il ruolo tende a essere occupato da chi può permetterselo per ragioni personali o economiche, non necessariamente da chi è più competente. La terza è la difficoltà di investire in formazione: c’è sempre paura ad affrontare un percorso qualificante per un lavoro che non offre certezze contrattuali.

Un accordo collettivo interviene esattamente su questi tre punti. Non aumenta i budget delle società dilettantistiche, che restano quelli che sono. Rende però il ruolo un lavoro riconoscibile, con un contratto tipo, obblighi reciproci e una sede in cui far valere le proprie ragioni. È la precondizione perché la competenza diventi un criterio di selezione.

Il contesto più ampio

C’è infine una dimensione di sistema che vale la pena mettere a fuoco. La riforma dello sport ha costretto l’intero movimento dilettantistico italiano a riclassificare rapporti che prima viaggiavano su rimborsi spese e collaborazioni informali. È un passaggio faticoso, che ha generato costi amministrativi e resistenze e che non è ancora completato. E la direzione è tracciata: il dilettantismo italiano sta uscendo da un regime di eccezione e sta entrando, categoria dopo categoria, in un quadro di regole di lavoro ordinarie.

Marotta ha chiuso il suo comunicato annunciando che ADiSE continuerà a lavorare con le istituzioni federali perché il percorso di tutela e valorizzazione delle figure dirigenziali si consolidi nelle prossime stagioni. È una formula di rito, ma segnala che il testo firmato è un punto di partenza. Restano aperti i temi dei minimi, delle tutele in caso di esonero, del riconoscimento dei percorsi formativi.

Per chi oggi studia per lavorare in una società sportiva, la notizia va letta così: il mercato del management calcistico di base sta uscendo dall’informalità. Non diventerà ricco in tempi brevi, ma sta diventando un mercato regolato, che è la condizione minima perché a farci carriera siano i professionisti e non solo i volontari appassionati.

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