Nell’estate del 2025 l’uomo che ha portato Florian Wirtz, Alexander Isak e Hugo Ekitike al Liverpool ha speso una cifra vicina al mezzo miliardo di euro. Si chiama Richard Hughes, fa il direttore sportivo e in un anno e mezzo ad Anfield si è seduto davanti ai giornalisti una volta sola. In Italia sarebbe impensabile. Da noi il direttore sportivo o DS parla, si espone, in certe stagioni pesa nel racconto quanto l’allenatore.
Le differenze non si fermano qui. Al di là delle apparenze, quella inglese silenziosa e quella italiana in prima fila, corre però una differenza più concreta. Perché in Italia, su quella poltrona, senza un timbro della Federazione non ci si siede. Non è una questione di prestigio o di gavetta. È una regola scritta. La prima domanda di chi pensa a questo mestiere è sempre la stessa: serve davvero un esame o un corso per fare il direttore sportivo? E una volta superato, cosa succede? Quali sono gli sbocchi?
Diventare direttore sportivo: perché in Italia l’esame è obbligatorio
Partiamo dalla regola, perché è qui che molti scoprono di aver sottovalutato il problema. La FIGC tiene un Elenco dei Direttori Sportivi e il regolamento aggiornato nel luglio 2025 fissa un punto che non lascia scorciatoie: per le attività tipiche del ruolo, le società possono avvalersi soltanto di chi è iscritto a quell’Elenco.
Quali attività? La gestione dei rapporti tra club e calciatori o tecnici, la conduzione delle trattative con altre società, le cessioni dei contratti, il tesseramento. In una parola, il cuore del lavoro. Chi lo svolge per un club professionistico deve farlo con un contratto e l’incarico ha valore nell’ordinamento federale solo dal momento del tesseramento.
L’iscrizione all’Elenco, infatti, trasforma il direttore sportivo in un tesserato della FIGC, con tutto ciò che comporta in termini di regole, doveri di correttezza e giustizia sportiva sullo sfondo. Chi esercita senza iscrizione rischia il deferimento e le relative sanzioni. Ecco perché l’esame non è un attestato da incorniciare. È la chiave che apre la porta. Senza, quella porta resta chiusa, per quanto talento e conoscenze uno possa avere.
Come funziona l’esame e perché il corso non è un optional
Qui arriva la seconda sorpresa. All’esame federale non ci si presenta da autodidatti. Il regolamento prevede che possa sostenerlo solo chi ha prima frequentato un corso per direttori sportivi, organizzato dalla FIGC oppure da un ente esterno, accreditato o anche non accreditato dalla Federazione (art. 3, comma 1 del Regolamento). Il corso non è un consiglio. È un requisito d’accesso.
C’è la via diretta, certo. Il corso interno del Settore Tecnico federale a Coverciano. Si tratta però di un corso ad accesso ristrettissimo. L’ultimo bando lo racconta senza giri di parole: 144 ore tra lezioni in presenza e online, una quota di partecipazione di migliaia di euro oltre a vitto e alloggio, un numero chiuso a quaranta allievi. La selezione per altro avviene per graduatoria, con un punteggio che premia gli anni da calciatore, da allenatore, da dirigente dentro i club. Tradotto: il sistema è costruito per chi è già nel calcio.

Per tutti gli altri, che sono la maggioranza, la rotta sensata è un’altra. Frequentare un corso esterno, meglio se accreditato dalla FIGC, che prepara nello specifico alla prova di abilitazione senza passare per il collo di bottiglia dei quaranta posti del Settore Tecnico. È la funzione del corso di preparazione all’esame proposto da Sport Business Academy: non un percorso teorico parallelo, ma una preparazione mirata alle cinque aree su cui verte l’esame, vale a dire tecnica, gestionale e organizzativa, regolamentare e giuridica, economica, comunicazione e marketing.
Un dettaglio che conviene fissare. Superato l’esame, ci sono cinque anni di tempo per chiedere l’iscrizione all’Elenco. Trascorso quel termine, si ricomincia dalla prova. L’abilitazione conquistata va usata, non messa in un cassetto.
Chi assume davvero e cosa apre l’abilitazione
A questo punto la domanda diventa pratica. Una volta dentro l’Elenco, dove si lavora? Il primo bacino è quello professionistico, Serie A, B e C, dove il contratto è obbligatorio e l’iscrizione è la condizione minima per essere anche solo presi in considerazione. Poi c’è il dilettantismo, da cui parte buona parte delle carriere vere, con compensi più contenuti, ma con lo stesso valore di palestra. È lì che si impara a costruire una rosa con un budget ridotto, a trattare, a sbagliare a basso costo. Accanto, il settore giovanile, lo scouting, la consulenza.
Su un punto conviene essere onesti, perché in giro lo si dice di rado. L’abilitazione è una licenza a operare, non un posto di lavoro garantito. Apre la possibilità, non la sostituisce alla rete di relazioni e alla gavetta. La differenza è che senza quella licenza, in Italia, nel calcio professionistico non si parte nemmeno. Con essa si parte alla pari con gli altri candidati e il resto lo fanno le competenze.
E le competenze richieste si sono allargate. Il direttore sportivo di oggi, sempre più spesso ribattezzato head of football, non è più solo l’uomo del mercato. Legge i bilanci, conosce il fair play finanziario e il sistema delle licenze, dialoga con gli analisti dei dati, gestisce persone. È il motivo per cui un percorso strutturato, oltre a far superare l’esame, serve a fare il mestiere davvero il giorno dopo.
Cosa significa per chi parte oggi
Se l’obiettivo è lavorare nel calcio italiano, il ragionamento si chiude da sé. L’abilitazione FIGC non è negoziabile, e il corso di preparazione è la via realistica per arrivarci senza dipendere dai quaranta posti del Settore Tecnico. Il direttore sportivo è passato dall’essere l’uomo di fiducia del presidente a manager a tutto tondo, l’asticella delle competenze continua a salire. Prepararsi sul serio, oggi, è il modo per non restare fuori domani.
Il Corso di preparazione all’esame per l’abilitazione a Direttore Sportivo di Sport Business Academy, accreditato FIGC, nasce per questo: portarti all’esame con metodo e farti entrare nello spogliatoio dirigenziale con competenze reali. Se prima vuoi inquadrare meglio la figura, trovi gli approfondimenti su chi è il direttore sportivo oggi e su come diventare direttore sportivo.