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I CORSI

Il primo Napoli di Sarri

Giugno 17, 2021

A cura di Mario Boccardi – Allievo del Corso per Addetto Stampa Sportivo di Sport Business Academy

Nella capitale delle emozioni, il racconto del più bel calcio degli ultimi anni. «Ultim’ora: il nuovo allenatore del Napoli è Maurizio Sarri»: era una caldissima giornata di luglio 2015 e, dopo la delusione della stagione precedente, chiusa al quinto posto e, dunque, fuori dalla zona Champions League, il patron Aurelio de Laurentiis decide di cambiare guida tecnica, modificando completamente la strategia. Assumendo Rafa Benitez, infatti, aveva puntato tutto su un allenatore esperto e dal nome altisonante. Le cose non erano andate poi così male in quei due anni, poiché il Napoli nel 2014 era stato capace di vincere la Coppa Italia, battendo 3-1 la Fiorentina, e in seguito la Supercoppa, superando la Juve al termine di una finale mozzafiato. La sensazione, tuttavia, era quella di una squadra che avrebbe potuto dare di più, soprattutto esprimendosi meglio sotto l’aspetto della qualità del gioco espresso.

Ecco allora Maurizio Sarri, l’allenatore che, da appassionato di calcio, aveva abbandonato il lavoro in banca per seguire i suoi sogni: dopo gli anni trascorsi nelle categorie inferiori, balzò alla guida dell’Empoli. Non solo fu capace di riportare la compagine toscana in Serie A, ma riuscì persino a farsi notare nel calcio che conta, esprimendo un gioco spumeggiante e ottenendo la salvezza con estrema tranquillità. Fu proprio un 4-2 subito al Castellani dal Napoli di Benitez a convincere il presidente che era quella la strada giusta da intraprendere.

Molti avevano storto il naso e in effetti quel campionato 2015/16 non era iniziato poi così bene: sconfitti per 2-1 all’esordio dal Sassuolo, i partenopei avevano raccolto solo 6 punti nelle prime 5 gare. «Si sapeva che sarebbe stato un azzardo affidarsi a questo allenatore», «Ha fatto tanta gavetta sì, ma allenare una grande squadra è un’altra cosa, perché devi essere abituato a certi palcoscenici»: il tecnico toscano era già dato per spacciato, stando a i commenti dei giornalisti e dei tifosi.

Il 26 settembre 2015 al San Paolo arriva la Juventus. E’ una notte da dentro o fuori e Sarri decide di cambiare qualcosa. Si passa al 4-3-3 e vengono prese scelte importanti, perché quel giorno inizia a prender forma il Napoli più bello e più forte della storia recente. Il tabellino riporta questa formazione di partenza: Reina; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik, Insigne (o Mertens), Higuain, Callejon. Nessuno, soprattutto tra i più giovani, potrà mai dimenticare la formazione in quest’ordine: quella notte il Napoli vince 2-1 grazie alle reti di Insigne e Higuain e grazie ad un calcio spettacolare, fondato sulle triangolazioni e sull’inserimento dei terzini e delle mezze ali che fanno sognare i tifosi ma anche tutti gli amanti del bel calcio. Dopo una buona serie di risultati, il Napoli si ritrovò così in testa al campionato per la prima volta dopo 25 anni.

Alla fine vinse una super Juventus, ma i tifosi furono in delirio perché quella bellissima squadra fece il suo record di punti (82) e portò Higuain, che segnò 36 reti, a diventare il miglior marcatore della storia in una singola stagione di Serie A, superando il record di Gunnar Nordhal che durava addirittura da 66 anni. Quell’anno fu riscritta la storia: la strada verso il record, che ad un certo punto del campionato sembrava più che raggiungibile, si complicò in una domenica pomeriggio da dimenticare. Il Napoli perse 3-1 ad Udine e Gonzalo, nonostante l’ennesimo gol segnato, era molto nervoso, probabilmente perché vedeva lo scudetto sempre più nelle mani della Juve. Ad un certo punto, un bruttissimo fallo gli costò il cartellino rosso e l’argentino perse la testa, scagliandosi con veemenza contro l’arbitro Irrati. Risultato: tre giornate di squalifica.

Higuain, tuttavia, non mollò e, al suo ritorno, ricominciò a segnare a raffica: mancava una sola partita alla fine del campionato e la classifica marcatori recitava 33 gol.

Era il 14 maggio 2016. Napoli-Frosinone era una partita da non sbagliare: ai partenopei serviva una vittoria per entrare in Champions League e il record di Nordahl era lontano due gol. Il primo tempo fu ricco di tensione, ma ci pensò capitan Marek Hamsik a sbloccare il risultato ad un minuto dall’intervallo, con un San Paolo stracolmo che poté tirare un sospiro di sollievo. Ma ora che la qualificazione in Champions League era quasi ipotecata, tutti i riflettori si spostarono su Gonzalo Higuain: sarebbe riuscito in soli 45 minuti a raggiungere il suo obiettivo? A quel punto, la squadra iniziò a giocare per lui, gli veniva servito ogni pallone e il Frosinone fu letteralmente assediato in area di rigore. E così, tra l’emozione palese di tutto lo stadio, alla fine il record venne agguantato grazie ad una doppietta: Napoli 3, Frosinone 0. Sugli spalti c’era chi era già commosso, eppure il bello doveva ancora arrivare. Ad un certo punto Mertens alzò un pallone verso l’area, Higuain era di spalle alla porta, controllò il pallone con il petto e in rovesciata trovò un fantastico pallonetto che scavalcò il portiere ciociaro quasi come fosse una parabola simbolica, dal momento che, ora sì, Nordahl era stato superato. «Non ci posso credere – esultò Lele Adani ai microfoni di Sky – firmare la tripletta con una giocata del genere», «E’ come in un film», gli rispose Maurizio Compagnoni.

Un San Paolo in piedi saltava con le lacrime agli occhi per festeggiare una serata e una stagione incredibile, tra le più emozionanti mai vissute dal pubblico napoletano dai tempi di Maradona. Il principale artefice di quella cavalcata, giustamente osannato dai tifosi e dagli appassionati, venne in fretta ribattezzato “Il Comandante”. I tifosi, infatti, ne riconobbero gli enormi meriti: in una sola stagione, Maurizio Sarri aveva dimostrato di saper guidare in maniera brillante una grande squadra come il Napoli, creando un legame indissolubile con la città basato su un calcio in grado di emozionare. E si sa, nella città capitale delle emozioni, questo è un approccio assolutamente vincente.

Maggio 2016: i napoletani erano al settimo cielo. Ma non sapevano che nella loro avventura con Sarri il meglio doveva ancora venire.

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