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I CORSI

Walter Casagrande

Luglio 3, 2021

A cura di Ermelindo Brunetti – allievo del Corso per Addetto Stampa Sportivo di Sport Business Academy

Walter Junior Casagrande non è stato tra i brasiliani più famosi che hanno giocato in Italia, ma basta fare il suo nome a un tifoso del Torino o, meglio ancora, dell’Ascoli e immediatamente ci si rende conto di quanto sia stato amato. Walter nasce a San Paolo nell’aprile del 1963 e fa il suo esordio nel primo campionato paulista con la maglia del Corinthians a soli diciassette anni. In quegli anni conosce Socrates (il Dottore) e Vladimir, giocatore simbolo dei bianconeri verdeoro, e con loro fonda la Democrazia Corinthiana, ovvero un modello di autogestione democratica della squadra ma anche un movimento contro la dittatura militare che governava in Brasile.

Nel 1986 Casagrande cambia aria e approda in Europa, al Porto, dove vive un’annata sfortunata a causa di un brutto infortunio, ma può esultare per la storica vittoria dell’allora Coppa dei Campioni. A fine stagione passa all’Ascoli per poco più di un miliardo di lire, una cifra record per la squadra marchigiana del “presidentissimo” (così lo chiamano nella sua città) Costantino Rozzi. Si presenta ai suoi nuovi tifosi con jeans consumati, maglietta, borsa di cuoio a tracolla, barba incolta e capelli lunghi, e la prima sensazione che suscita è quella della perplessità, vuoi per le scorie dal grave incidente occorso in Portogallo, vuoi per qualche piccolo problema avuto con la giustizia. “Ma chi non ha commesso qualche sciocchezza da ragazzo” taglia corto Rozzi alla presentazione, di fronte alle domande scomode dei giornalisti. La fiducia del presidente verrà ripagata in fretta: in pochi mesi Casagrande diventa l’idolo dei tifosi bianconeri, anche se non segna tantissimo, in totale soltanto sei reti, compreso il gol strepitoso alla Fiorentina con una magia ad effetto dalla linea di fondo che inganna un incredulo Landucci. In ogni caso – grazie ai tanti assist che regala ai compagni – si segnala tra i protagonisti della sofferta salvezza ottenuta dai bianconeri. La stagione successiva l’Ascoli si salva senza troppi patemi, ma Walter gioca pochissimo a causa di una lunga serie di infortuni. Al terzo anno, invece, l’Ascoli chiude in ultima posizione ed è condannato alla retrocessione; a quel punto tutti in città immaginano che proprio Casagrande sia tra i primi a lasciare la squadra marchigiana a causa dell’alto ingaggio. Invece, a sorpresa, l’attaccante brasiliano trova accordo con Rozzi che risulterà innovativo ma anche unico nel suo genere: il nuovo contratto prevede un bonus sostanzioso se gioca almeno 30 gare e segna 20 gol. Detto fatto: al termine del campionato metterà insieme 33 partite e 22 gol, laureandosi capocannoniere del campionato cadetto. E stavolta è davvero ora di cambiare aria: lascia Ascoli ed approda al Torino di Mondonico per poco più di cinque miliardi di lire, con buona pace di Rozzi che mise a segno una ricchissima plusvalenza. In granata, lo accoglie un allenatore “pane e salame” che gioca un calcio magari poco spettacolare ma straordinariamente efficace. E soprattutto, il “Mondo” si rivela un grande maestro di calcio: chiedere per referenze a Vialli, Inzaghi e Vieri. Casagrande nel Torino gioca due stagioni, realizza relativamente poche reti, ma trova la doppietta in uno storico derby con i rivali acerrimi della Juve. Nello stesso anno, disputa anche la sfortunata finale di Coppa Uefa contro l’Ajax: nella partita d’andata, il sudamericano firma due reti che regalano il pari ai granata che nel ritorno soccomberanno senza sconfitta, ma con la beffa di tre pali colpiti senza trovare il gol risolutore. Non è un caso se in quella circostanza si guadagna un titolo a nove colonne della Gazzetta dello sport che recita: “Casagrande il Toro”. L’anno dopo il Torino vince la Coppa Italia e a quel punto il bomber paulista lascia l’Europa e torna in patria, prima al Flamengo poi di nuovo al Corinthians.

Resterà nel calcio come commentatore, ma poi nella sua vita si aprirà una parentesi fatta di sostanze stupefacenti da cui riuscirà a venir fuori mentre, nel 2007, esce miracolosamente illeso da un incidente stradale in cui rischia di perder la vita e di uccidere altre persone coinvolte. Una volta toccato il fondo, Walter decide di invertire la rotta: si cura in una clinica specializzata e da quel momento partecipa attivamente alla vita sociale brasiliana, impegnandosi anche in prima persona in iniziative a supporto di persone in difficoltà, in particolare orfani e detenuti. Nel 2016 torna in Italia, nella “sua” Ascoli, dove viene accolto come un idolo al Del Duca impazzito di gioia. Allo stadio non sembrano passati trent’anni e Walter si commuove di fronte ai cori dei tifosi che tanto amava: “Casao oh oh, Casao oh oh oh oh, la curva impazzisce per te, Casao, Casao olè” e “Dalla Sicilia al Trentino, dall’Appennino alle Ande, c’è solo Casagrande, c’è solo Casagrande!”.

E come non esser d’accordo con i tifosi marchigiani: perché chi ha avuto la fortuna di vederlo in campo non ha potuto non emozionarsi con le sue giocate da poesia del calcio.

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